CAS e progetti per richiedenti asilo nuovi incubatori Homeless. Agire ora!

condividi su:
cartello cas

In queste ultime settimane stanno aumentando i richiedenti asilo usciti dai CAS territoriali dopo il primo ricorso al diniego della domanda di protezione internazionale. Questo ci restituiscono i colloqui allo Sportello Diritti per Tutti (presso Casa Madiba Network) e a Casa Andrea Gallo Rimini #perlautonomia.
Si tratta di ragazzi giovani, molto spaesati, senza relazioni amicali nel territorio, privi di ogni mezzo di sostentamento, con difficoltà linguistiche che hanno subito violenze indicibili nei loro paesi di origine e nei viaggi della morte e provengono da paesi che UE e Governo Italiano reputano sicuri, quando torture, violenze, povertà estrema, inquinamento ambientale sono all’ordine del giorno. Le frontiere si esternalizzano e si baratta il diritto d’asilo per quattro denari pur di rispondere alla pancia di un’Europa che si scopre ogni giorno di più razzista e animata da nuove pulsioni nazionaliste.

Gli effetti del modello italiano di accoglienza adottato fino ad ora, ossia la produzione di un bacino di disagio sociale a disposizione del mercato dello sfruttamento e dell’economia illegale, in altre parole un incubatore di nuove povertà senza prospettive, si mostra in tutta la sua drammaticità anche a Rimini. Strano il silenzio su questo tema delle realtà del terzo settore che gestiscono il welfare locale, strano e imbarazzante.

Il destino di queste persone, che sono a tutti gli effetti richiedenti asilo, dopo essere state messe fuori dalle strutture e dopo mesi di inutile parcheggio, è quello di essere invisibili. Ma nessuno lo dice!
Privi di assistenza e residenza anagrafica o domicilio che gli impedisce di rinnovare i documenti (pur non essendoci una legge specifica che lo prevede ma l’Ufficio Immigrazione della Questura di Rimini e non solo continua a fare così), per lasciarli in un limbo giuridico con tutte le difficoltà connesse nel pieno esercizio dei loro diritti (compreso il diritto alla salute), immersi nel nulla sociale e istituzionale sempre più assente e ostile (“non siete persone siete sagome di passaggio andatevene!” Questo in soldoni i leitmotiv ), salvo poche isole solidali, osteggiate dalle autorità, come Casa Gallo e Casa Madiba Network. Luoghi di rifugio, spazi aperti dove riposare, costruire relazioni, sentirsi voluti bene, incontrare sguardi amorevoli. Questi due spazi oggi sono un punto di riferimento fattivo per tutte queste persone che vivono ai margini e luoghi in cui si lavora per il bene comune, il riscatto sociale e l’interesse collettivo praticando nuove politiche di accoglienza e di sicurezza sociale che è quello che andrebbe fatto in tutto il territorio per costruire insieme un futuro possibile per la nostra città.
Il sistema di accoglienza dei CAS va completamente ripensato a partire dai territori, avviando innanzitutto urgentemente un tavolo in Prefettura con le realtà sociali che si occupano di immigrazione che fissi degli standard minimi per l’accoglienza oltre i quali vengano revocate le convenzioni con gli enti Gestori; che si occupi di promuovere un nucleo di monitaroggio sui CAS esistenti, finalizzato al rispetto per intero del capitolato di appalto che gli Enti Gestori sottoscrivono con la Prefettura; che individui strutture, edifici, immobili in disuso per essere riutilizzati nel breve/medio periodo per situazioni legate al disagio abitativo e sappiano rispondere alle diverse facce con cui il disagio abitativo si manifesta, tanto ai nuovi homeless prodotti da questo sistema di accoglienza, quanto agli sfratti e agli innumerevoli senza tetto presenti in città. La casa deve essere un diritto di ogni persona e non una merce.

Intanto il Comune di Rimini e l’assessore Lisi potrebbero finalmente concedere l’iscrizione anagrafica presso la residenza comunale degli homeless stabilmente presenti in città e dei richiedenti asilo fuoriusciti dai CAS, questo è un loro diritto ed è previsto dalle norme e consentirebbe a queste persone almeno di rinnovare i documenti e di avere un minimo di assistenza.
Siamo a disposizione delle altre realtà sociali e sindacali della città per avviare un percorso di rivendicazione comune sui temi e le questioni che abbiamo rilevato. Tale percorso va avviato al più presto, perché la sofferenza che c’è nelle strade merita risposte adeguate e strutturali, perché nessuno deve rimanere solo. Perché non ci si può scandalizzare delle Politiche di Trump o dei richiedenti asilo bloccati a Belgrado e poi voltare le spalle a chi in questa città vive questa condizione. Su questo si gioca il futuro dell’umanità.


#AccoglienzaDegna #NoRazzismo #UnaCasaPerTutti
Sportello Diritti per tutti Ass. Rumori Sinistri – ADL Cobas Emilia Romagna.

condividi su: