Da Rimini a Kobanê per l’apertura di un corridoio umanitario

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da Rimini a Kobane

In seguito agli avvenimenti dell’ultimo anno nella regione del Rojava, regione a nord della Siria, nei pressi del confine turco, che, a partire dal 21 gennaio 2014 ha proclamato l’autogoverno con l’istituzione dei cantoni di Jazire (21/01), Kobanê (24/01) e Afrin (29/01) sottoscrivendo la carta del contratto sociale del Rojava: un contratto che, con “l’intento di perseguire libertà, giustizia, dignità e democrazia, nel rispetto del principio di uguaglianza e nella ricerca di un equilibrio ecologico”, regola la costituzione delle istituzioni amministrative e politiche, un contratto basato sulla “comprensione e la pacifica convivenza fra tutti gli strati della società, nel rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, riaffermando il principio di autodeterminazione dei popoli”, un contratto che punta costruire una “società libera dall’autoritarismo, dal militarismo, dal centralismo e dall’intervento delle autorità religiose nella vita pubblica”, la comunità curda mondiale, rappresentata in Italia da Rete Kurdistan Italia UIKI Onlus, ha lanciato un appello internazionale per la Carovana internazionale per l’apertura di un corridoio umanitario a Kobanê:

“Il 15 settembre 2014 Isis ha lanciato la prima ingente offensiva contro il cantone di Kobanê, in Siria. La popolazione curda, guidata dalle forze di autodifesa del popolo (YPG e YPJ) ha organizzato una grande difesa contro l’attacco. La resistenza di uomini e donne all’interno di Kobanê, è stata una battaglia per la democrazia, per i diritti umani, per un futuro comune, per la legittimazione e l’uguaglianza delle donne nella società . Il supporto della Coalizione Internazionale è stato prezioso ma non sufficiente.

Kobanê è stata liberata dopo 134 giorni di resistenza, ma gli attacchi non si sono fermati:

Tra il 25 e il 27 giugno l’ISIS ha compiuto l’ennesima strage a Kobanê dove più di 200 civili, la maggior parte dei quali donne e bambini, sono stati brutalmente assassinati.

Il 20 luglio un attentato suicida ha colpito in territorio turco il centro culturale Amara di Suruç, punto di riferimento della solidarietà internazionale con Kobanê, provocando 32 vittime e 100 feriti tra i giovani dell’organizzazione dei giovani socialisti in procinto di partecipare alla ricostruzione della citta siriana.

A seguito di questo ultimo attacco, la Turchia pur mantendendo l’embargo su Kobanê, ha dichiarato la propria partecipazione alla Coalizione Internazionale contro l’Isis, attuando però unicamente una politica feroce di attacco alle postazioni curde dello YPG, dello YPJ e del PKK, unici avversari in campo aperto delle bande dello Stato Islamico e contemporaneamente aprendo una campagna repressiva verso i sostenitori dei partiti di opposizione della Sinistra Turca e dei partiti filocurdi Hdp, Dbp e Dtk, arrestando più di 1200 persone in territorio turco.

La resistenza della Rojava nonostante ciò continua e Kobanê ha più che mai necessità del sostegno internazionale. I servizi essenziali quali acqua ed elettricità, i rifornimenti di cibo e le cure sanitarie sono ai minimi livelli o addirittura inesistenti ed è necessario garantire ai rifugiati la possibilità di rientro nella propria città in modo sicuro, sostenendo la ricostruzione delle infrastrutture basilari, al fine di assicurare loro una vita dignitosa.

Kobanê e la regione del Rojava sono circondate ancora oggi da Isis. L’apertura del confine con la Turchia risulta quindi fondamentale. La popolazione di Kobanê ha urgentemente bisogno di un corridoio umanitario per ricevere gli aiuti necessari al fine di proteggere, rifornire e ricostruire la propria città.

Dopo la riconquista di Kobanê, le forze anti-Isis curde hanno conquistato città strategiche come Tal Abyad, Ain Issa, Sarrin, Hasaka, e continuano l’avanzata liberando villaggi verso Raqqa, capitale dello Stato Islamico in Siria.

La ricostruzione di Kobanê e il sostegno alla Rojava garantiscono oggi l’unico percorso possibile per una democratizzazione della Siria e dell’intera area, mentre l’obiettivo della Turchia di creare una buffer zone tra i cantoni di Kobanê e Afrin, favorirà nei fatti l’avanzata delle forze jihadiste e qaediste mettendo a rischio centinaia di migliaia di vite umane. La situazione richiede una straordinaria attivazione della solidarietà internazionale.

Invitiamo perciò singoli attivisti, istituzioni, sindacati, partiti politici, ONG, autorità locali e internazionali alla partecipazione a una grande carovana internazionaleper promuovere la pace, per sostenere la stabilità in Siria e nelle regioni liberate dal terrorismo. La prima urgenza è ‘apertura di un corridoio umanitario per esercitare pressioni nei confronti dell’ONU, che implementando la Risoluzione 2165 del 14 Luglio 2014 art.2, potrebbe essere in grado di garantire l’apertura di un ulteriore valico di confine.

Martedì 15 settembre, anniversario del primo attacco di Isis al cantone di Kobanê, saremo insieme a Suruç, in Turchia, nella città gemella di Kobanê e a pochi chilometri dal confine siriano, per esprimere il nostro appoggio politico e richiedere l’ingresso di un convoglio umanitario da costruire nelle prossime settimane come atto concreto della solidarietà internazionale.

Ci vediamo il 15 settembre a Suruç.”

Rete Kurdistan Italia, Uiki Onlus

Come Casa Madiba Network e Associazione No Border abbiamo deciso di rispondere all’appello partecipando in prima persona alla Carovana e attivandoci per portare medicinali alla municipalità di Kobane. Gli eventi organizzati a Rimini e Forlì nelle scorse settimane ci hanno permesso di raccogliere più di 1000€ di fondi, che utilizzeremo, una volta arrivati in Turchia, per acquistare i medicinali che i medici di Kobanê ci indicheranno come più importanti e preminenti. Abbiamo, inoltre, preso contatto con l’amministrazione comunale di Rimini, che il 28 Luglio scorso ha approvato il secondo ordine del giorno per il sostegno di progetti sociali e di ricostruzione nella città di Kobanê, chiedendo loro di dar seguito all’ordine del giorno, finanziando l’acquisto di medicinali da consegnare durante la carovana, insieme alla lettera di solidarietà che ci hanno comunicato di voler inviare, e partecipando ai progetti in corso e sul punto di partire, quali Rojava Playground, che punta a fornire spazi e attrezzature sportive per i bambini e i ragazzi del Rojava, e i vari progetti che nei prossimi mesi, tramite la creazione del Comitato per la Ricostruzione di Kobane, proveranno a avviare la costruzione di una scuola e di un ospedale.

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