FARE LA STAGIONE NON E’ VOLONTARIATO, IL LAVORO VA PAGATO!

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FARE LA STAGIONE NON E’ VOLONTARIATO, IL LAVORO VA PAGATO!
Rispondiamo all’esternazione del legale rappresentante, Sig. Ferretti – attento ai social con la schiera di claque al seguito ma meno ai luoghi formali deputati alle relazioni sindacali – esternazioni piene peraltro di imprecisioni e omissioni. Partendo dal fatto che il lavoratore in oggetto ha prestato servizio nell’hotel dall’8 Giugno al 15 Settembre e non per due mesi; il 18 Settembre scorso abbiamo, via pec, richiesto un incontro per provare ad intavolare una conciliazione in sede sindacale – a conclusione del rapporto di lavoro – per quanto riguardava i mancati giorni di riposo (13 in totale) e le ore di straordinario lavorate ma non retribuite (4/5 al giorno), pec alla quale il 24 Settembre ci viene risposto che verrà inoltrato tutto al consulente.

Il 26 Settembre parliamo telefonicamente con il consulente del lavoro e le inviamo il prospetto con le relative differenze retributive.

L’8 Ottobre scriviamo via mail alla consulente del lavoro per avere degli aggiornamenti sulla questione, il giorno dopo ci viene comunicato che il titolare è fuori e ci viene chiesto di aspettare una settimana.

Nel frattempo dal 10 al 15 Ottobre, il lavoratore verifica in banca l’eventuale bonifico delle spettanze dovute per settembre, ma nessun bonifico viene erogato. L’azienda è quindi insolvente.

Il 16 Ottobre riceviamo prima una telefonata dal consulente, dove chiediamo come mai non è stato ancora erogata la busta paga di Settembre (che doveva essere liquidata entro il 15 ottobre scorso), a seguito di questa telefonata riceviamo – nella stessa giornata – una mail con una proposta di un tombale che riconosce 11 mancati giorni di riposo ma lega la proposta all’erogazione della busta paga e dello stipendio di Settembre.

Questo si chiama ricatto! Rifiutiamo la proposta ribadendo la richiesta di erogare busta paga e stipendio di Settembre, chiediamo di trovare un accordo per quanto riguarda le ore di straordinario e i mancati giorni di riposo, riconosciuti 11 ma in realtà sono 13.

Il 19 Ottobre scriviamo chiedendo le spettanze di Settembre e una risposta alla nostra proposta di incontro.

Il 21 Ottobre ci viene risposto che il titolare è fuori; rispondiamo chiedendo nuovamente l’erogazione di busta paga e stipendio per Settembre.

Il 22 Ottobre ci viene risposto che il titolare è all’estero e in pratica o accettiamo il tombale da lui proposto oppure deve rivedere tutto. Rispondiamo ribadendo per l’ennesima volta la richiesta di busta e stipendio di Settembre mentre per la parte delle differenze retributive e i mancati giorni di riposo l’attivazione di un tavolo di conciliazione sindacale, extra giudiziale. Non abbiamo più risposta e nel frattempo continua a non essere erogata busta paga e stipendio per il mese di Settembre.

Decidiamo di dare mandato ad un legale e contemporaneamente di promuovere pubblicamente un presidio pubblico, come ultima ratio volta a tutelare le ragioni di un lavoratore che sono state del tutto disattese fino ad ora, il cui primo obiettivo è stato quello di informare che l’hotel è insolvente nei confronti di un ex lavoratore e che pur in presenza della busta paga di Settembre non è ancora stato erogato il contributo. Il secondo obiettivo è stato quello di comunicare che da quasi due mesi abbiamo richiesto – come sopra esplicitato – l’attivazione di una conciliazione in sede sindacale ma che questo non è mai stato possibile.

Il 31 Ottobre – dopo aver lanciato il presidio – riceviamo una mail della consulente, fuori tempo massimo, dove si parla della disponibilità del titolare ad un incontro.

Nel frattempo non viene erogato lo stipendio di Settembre. L’azienda rimane insolvente.

Il lavoratore che è anche uno studente universitario in ristrettezze economiche, dal momento che il lavoro gli serve per sostenere gli studi,  ha tutte le ragioni di vedersi riconosciute le spettanze di Settembre senza che questa sia utilizzata come arma di ricatto per chiudere la conciliazione con un tombale ricattatorio che riconosce SOLO i giorni di mancato riposo, 11 sui 13 effettivi (quindi da giugno a settembre il lavoratore ha lavorato senza pause e con continuità)  e non gli straordinari. In un mondo civile e rispettoso della contrattazione sociale fra le controparti datoriali e dei lavoratori, questo dovrebbe essere, ma in questo mondo capovolto, dove conta più l’immagine dei social che non i rapporti fra datori di lavoro,  dipendenti e OO.SS, e dove il Contratto Collettivo Nazionale è carta straccia, accade quello che è accaduto a Placido.

Fare la stagione non è volontariato! IL LAVORO VA PAGATO!

L’8 Ottobre scriviamo via mail alla consulente del lavoro per avere degli aggiornamenti sulla questione, il giorno dopo ci viene comunicato che il titolare è fuori e ci viene chiesto di aspettare una settimana.

Nel frattempo dal 10 al 15 Ottobre, il lavoratore verifica in banca l’eventuale bonifico delle spettanze dovute per settembre, ma nessun bonifico viene erogato. L’azienda è quindi insolvente.

Il 16 Ottobre riceviamo prima una telefonata dal consulente, dove chiediamo come mai non è stato ancora erogata la busta paga di Settembre (che doveva essere liquidata entro il 15 ottobre scorso), a seguito di questa telefonata riceviamo – nella stessa giornata – una mail con una proposta di un tombale che riconosce 11 mancati giorni di riposo ma lega la proposta all’erogazione della busta paga e dello stipendio di Settembre.

Questo si chiama ricatto! Rifiutiamo la proposta ribadendo la richiesta di erogare busta paga e stipendio di Settembre, chiediamo di trovare un accordo per quanto riguarda le ore di straordinario e i mancati giorni di riposo, riconosciuti 11 ma in realtà sono 13.

Il 19 Ottobre scriviamo chiedendo le spettanze di Settembre e una risposta alla nostra proposta di incontro.

Il 21 Ottobre ci viene risposto che il titolare è fuori; rispondiamo chiedendo nuovamente l’erogazione di busta paga e stipendio per Settembre.

Il 22 Ottobre ci viene risposto che il titolare è all’estero e in pratica o accettiamo il tombale da lui proposto oppure deve rivedere tutto. Rispondiamo ribadendo per l’ennesima volta la richiesta di busta e stipendio di Settembre mentre per la parte delle differenze retributive e i mancati giorni di riposo l’attivazione di un tavolo di conciliazione sindacale, extra giudiziale. Non abbiamo più risposta e nel frattempo continua a non essere erogata busta paga e stipendio per il mese di Settembre.

Decidiamo di dare mandato ad un legale e contemporaneamente di promuovere pubblicamente un presidio pubblico, come ultima ratio volta a tutelare le ragioni di un lavoratore che sono state del tutto disattese fino ad ora, il cui primo obiettivo è stato quello di informare che l’hotel è insolvente nei confronti di un ex lavoratore e che pur in presenza della busta paga di Settembre non è ancora stato erogato il contributo. Il secondo obiettivo è stato quello di comunicare che da quasi due mesi abbiamo richiesto – come sopra esplicitato – l’attivazione di una conciliazione in sede sindacale ma che questo non è mai stato possibile.

Il 31 Ottobre – dopo aver lanciato il presidio – riceviamo una mail della consulente, fuori tempo massimo, dove si parla della disponibilità del titolare ad un incontro.

Nel frattempo non viene erogato lo stipendio di Settembre. L’azienda rimane insolvente.

Il lavoratore che è anche uno studente universitario in ristrettezze economiche, dal momento che il lavoro gli serve per sostenere gli studi,  ha tutte le ragioni di vedersi riconosciute le spettanze di Settembre senza che questa sia utilizzata come arma di ricatto per chiudere la conciliazione con un tombale ricattatorio che riconosce SOLO i giorni di mancato riposo, 11 sui 13 effettivi (quindi da giugno a settembre il lavoratore ha lavorato senza pause e con continuità)  e non gli straordinari. In un mondo civile e rispettoso della contrattazione sociale fra le controparti datoriali e dei lavoratori, questo dovrebbe essere, ma in questo mondo capovolto, dove conta più l’immagine dei social che non i rapporti fra datori di lavoro,  dipendenti e OO.SS, e dove il Contratto Collettivo Nazionale è carta straccia, accade quello che è accaduto a Placido.

Fare la stagione non è volontariato! IL LAVORO VA PAGATO!

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