NatalizzAzione 2019 – Dichiarazione per il diritto all’abitare. Per tutti.

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Questo documento è stato scritto e consegnato all’amministrazione comunale all’Assessora alle politiche sociali, nella giornata di Martedì 17 Dicembre, prima dell’Operazione denominata “Clean Park”. 

 

Dichiarazione per il diritto all’abitare. Per tutti.

Annunciati già nei bollettini meteo degli scorsi giorni, il calo delle temperature e il primo nevischio non si sono fatti attendere: per la maggior parte di noi questo si traduce nella scelta di abiti caldi, per altri in un ulteriore aspetto da tenere in considerazione nelle priorità della propria giornata, e nottata in particolare, pena la propria incolumità.

Con altri ci riferiamo alle oltre 300 persone senza casa presenti nella nostra città. A chi non dispone di un tetto sulla testa, di un letto con piumone, di una doccia calda alla sera per rigenerarsi, di una cucina per prepararsi una zuppa.

La risposta istituzionale, per quanto sia stata migliorata e resa più efficace rispetto ai precedenti anni non è ancora sufficiente. Non bastano i posti letti messi a disposizione dall’esperienza riconosciuta dall’Amministrazione nei mesi scorsi dopo anni di battaglie di Casa don Andrea Gallo #perlautonomia, non bastano i posti letto della Capanna di Betlemme e quelli della Pronta accoglienza della Caritas. Non bastano e per strada restano ancora troppe persone che rischiano ogni notte la propria pelle.

Abbiamo sempre sostenuto, all’interno della Campagna #UnaCasaPerTutti e nel corso dell’intervento su questa tematica sviluppato in questi anni, che il problema abitativo non può essere ridotto ad esclusivo problema stagionale/climatico e/o emergenziale. I dati delle persone che vivono per strada, quello che quotidianamente apprendiamo da un osservatorio privilegiato come consideriamo lo Sportello d’ascolto di Casa Gallo e il network solidale di Casa Madiba, è che quello abitativo è un problema strutturale. Nessuno/a deve dormire per strada, sia che ci siano 30 gradi sia che ce ne siano 0.

Ma indubbiamente durante il periodo invernale la situazione si fa ancora più critica e c’è poco da girarci attorno: per strada, con il freddo e con condizioni di salute precarie si rischia di non arrivare alla mattina successiva. Gli e le homeless morti nella nostra città nell’inverno 2014/2015 ce lo ricordano.

Sempre dal nostro osservatorio privilegiato un altro elemento che ci colpisce è come le persone senza casa che incontriamo siano nella realtà un gruppo/categoria omogenea. Nel corso della formazione “Dal vagabondo al senzatetto. Un’analisi della produzione sociale della vulnerabilità” svolta nell’ambito del percorso promosso dalle Unità di Strada quello che ci è stato trasmesso è come sia difficile e complesso categorizzare e dare delle definizioni esatte delle persone senza casa.

Tuttavia la maggior parte delle persone che incontriamo allo Sportello d’ascolto di Casa Don Gallo sono uomini, di giovane età (under 30), provenienti dall’Africa Sub-Sahariana, con un percorso alle spalle di accoglienza ministeriale nei CAS, molti ancora in possesso del Permesso di Soggiorno ma con notevoli difficoltà nel rinnovo dello stesso dopo l’eliminazione della protezione umanitaria.

Uno spaccato frutto delle Leggi Minniti-Orlando e Salvini, con queste ultime che stanno materializzando ora i propri effetti: persone iper-vulnerabilizzate, private della sicurezza di un titolo di soggiorno, spinte nell’invisibilità, nell’illegalità, nella scelta di alimentare situazioni di micro-criminalità come espediente per sopravvivere.

Uno spaccato che dall’inizio dell’estate 2019 si materializza nell’area ex-Forlani, a pochi passi dal centro storico. Un anno fa, durante il periodo di #Natalizz-Azione – durante il quale abbiamo promosso in occasione dei 5 anni di vita di Casa Madiba Network e dei 3 anni di Casa Don Gallo un calendario di iniziative pubbliche sui temi dell’abitare e del diritto alla città – parlavamo proprio della situazione del piccolo ghetto, dove in questo momento si trovano alcune persone arrivate lì per cercare un riparo di fortuna ma dove purtroppo molte altre lì hanno invece instaurato una realtà fatta di spaccio, furti, violenze e regolamenti di conti, che è alimentata dalle attuali leggi proibizioniste, che favoriscono lo svilupparsi di piccole e grandi narco-mafie,  e da quelle securitarie come le ultime due leggi Salvini su immigrazione e sicurezza che stanno producendo un aumento della clandestinità e della marginalità sociale.

E’ bene ricordare che l’area ex Hera è divenuta da oltre dieci anni un’area privata, svenduta a due cooperative immobiliari poi fallite, attraverso i processi di privatizzazione che si sono sviluppati negli ultimi decenni con le società municipalizzate come Amir spa ed Hera, e sulla quale fin dal suo acquisto forti e chiare erano le mire e gli interessi di speculazione immobiliare e privatizzazione di un’area precedentemente del tutto pubblica.

Gli stessi proprietari che in tutti questi anni si sono sempre lavati le mani di fronte ad una responsabilità sociale di quegli immobili (art. 42 della Costituzione), al loro stato di salute (crolli strutturali importanti dei solai questa estate e di amianto sul tetto di un capannone), a quello che all’interno stava accadendo, comprese forme di micro-criminalità e alle ripercussioni che tutto ciò ha prodotto sugli abitanti del quartiere, sui frequentatori del Parco Marecchia, sulle realtà sociali attive nel quartiere (il Centro Anziani, la Casa dell’Intercultura) e in generale sulla cittadinanza.

La situazione in questa area è degenerata e si è aggravata in questo anno e ci preoccupa per le ripercussioni importanti che può avere in termini di coesione e sicurezza sociale.

Fino ad ora il lavoro sociale a più livelli e quotidiano svolto in questi anni, la presenza di un network solidale e del Percorso di urbanistica partecipata Madi-Marecchia ci hanno permesso di evitare che ci fossero episodi tragici e di porre l’attenzione sugli effetti delle politiche in materia. Da tempo stiamo sollecitando un intervento multilivello a tal proposito, che non si configuri come la classica ed inefficace risposta repressiva e securitaria ma che riesca a caratterizzarsi per una visione più complessiva del problema provando a dare risposte ai bisogni abitativi emergenti attraverso l’attivazione di un Piano freddo ma siamo purtroppo ancora in attesa.

Ora per noi è arrivato il momento di dire che lasciare quei capannoni abbandonati, voltarsi dall’altra parte non è più sostenibile; è arrivato il momento di dire con estrema franchezza che quegli stabili, quei capannoni, quelle strutture vanno riqualificate al fine di ridargli finalmente una funzione sociale.

L’area ex Forlani va messa in sicurezza e allo stesso tempo va data una soluzione abitativa a quelle persone che si trovano costrette a vivere in quegli spazi perché fuoriusciti dai percorsi di accoglienza emergenziale o perché nonostante abbiano lavorato nelle strutture alberghiere durante la stagione estiva o in uno dei tanti lavori precari e sfruttati, non riescono ad accedere al mercato degli affitti privato e che pur avendo fatto richiesta non hanno trovato posto presso Casa Don Gallo, la Caritas o la Capanna di Betlemme. A queste persone va data una risposta.

E poi quell’area deve ritornare ad essere spazio e luogo di incontro  per la cittadinanza, deve ritornare pubblica, deve tornare ad essere crosspoint, intersezione di progettualità sviluppate dal basso e in forma partecipata, che coinvolgano i diversi attori sociali. Progettualità culturali, di riscatto sociale, di costruzione di nuove forme dello stare insieme, di nuove risposte ai bisogni che viviamo, di città aperte, plurali, solidali.

Facciamo appello a chi non si vuole abbandonare a sentimenti di paura e razzismo, a pulsioni di odio e a facili generalizzazioni e strumentalizzazioni ma che vuole attivarsi per migliorare la qualità della vita per tutt@ e dello stare insieme nel quartiere ma in generale nella città. Con coraggio e determinazioni forti anche delle relazioni costruite nel territorio chiediamo a chi amministra la città di fare un nuovo passo in avanti sul fronte delle politiche sociali e di welfare e di aprire alle porte del Natale una nuova struttura che possa fornire un letto e un tetto a chi un letto e un tetto non li ha; che possa sostenere e dare corpo a idee e visioni in grado di liberare l’ex area industriale Forlani fino ad ora ostaggio di speculazioni, pulsioni tristi ed egoismi.

Siamo certi che se la città degna fosse chiamata a sostenere questa nuova esperienza di accoglienza degna delle persone senza casa, risponderebbe.

Ancora una volta, #UnaCasaPerTutti.

 

Casa Don Gallo #perlautonomia – Casa Madiba Network – Percorso partecipato “Madi_Marecchia”

 

 

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