Network solidale e pandemia. Facciamo il punto e rilanciamo

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Queste ultime settimane sono state decisamente impegnative.

Abbiamo riorganizzato i tanti servizi già attivi da anni all’interno del nostro spazio, alla luce delle tante persone che hanno in progetti come il Guardaroba Solidale Madiba, la Staffetta Solidale, Casa Don Andrea Gallo Rimini #perlautonomia 2.0, gli Sportelli lavoro e casa di ADL Cobas Emilia Romagna un punto di riferimento.

Come dire, siamo contrari e critichiamo le politiche e risposte emergenziali e non vogliamo riprodurre le stesse logiche nel  far muovere i nostri passi. Per questo preferiamo lavorare dentro la crisi e nell’emergenza, immaginando già un futuro possibile e un ampliamento e riorganizzazione dei percorsi già in essere.

Leggiamo, attraverso il lavoro materiale e nell’inchiesta sociale che portiamo avanti, gli effetti di questa crisi e del sistema in cui viviamo. E leggiamo soprattutto i ritardi e le mancate risposte, dopo mesi dall’inizio della pandemia, nei servizi per le Persone senza dimora, per chi si trova in precarietà economica e abitativa.

Il 13 novembre scorso siamo scesi nelle strade e nelle piazze della nostra città al fianco delle operatrici e operatori sociali in occasione dello Sciopero nazionale della categoria, perché le condizioni lavorative pessime di questo pezzo di mondo del lavoro riflettono un problema di più ampia portata e che riguarda tutti e tutte, sbattendoci in faccia le lacune di un welfare non più in grado di garantire un livello decente di sicurezza e protezione sociale. Quando l’unica preoccupazione è quella di contenere i costi, inevitabilmente si va ad incidere negativamente sulla qualità del servizio, del lavoro, della sicurezza.

Durante questa pandemia anziché ridare dignità alla cura reciproca e alla solidarietà, di reinvestire nel Welfare, nella Scuola, nella Sanità, nelle politiche per il diritto all’abitare (dalle persone in precarietà abitative a quelle senza tetto) in un momento in cui si è obbligati a stare a casa nel tempo libero continuando a lavorare senza sicurezza, si è scelto di proseguire sulla strada fallimentare che ci ha condotti in questo vicolo cieco. Troppe persone e troppe famiglie in questi mesi sono state lasciate sole con le proprie angosce, le proprie difficoltà, la propria vulnerabilità. E questa situazione sembra dover andare avanti senza alcun ripensamento o cambio di rotta.

Npn è un caso pertanto che a partire da Ottobre, nelle due aperture settimanali del Guardaroba Solidale Madiba,  siano triplicati gli accessi, non solo di chi vive in strada ed è senza un tetto ma anche di nuclei famigliari monoreddito con figli a carico, molti lavoratori e lavoratrici stagionali, dell’edilizia e disoccupati. Segno che il tanto decantato modello turistico emiliano romagnolo, produce povertà.

Non abbiamo visto nessuno dei palazzi strapparsi le vesti per chi mantiene in piedi l’industria turistica e vive con pochi spiccioli, figuriamoci gli ammortizzatori sociali, abbandonato a se stesso/stessa. L’’attenzione è sempre rivolta all’alto agli albergatori, alle lobby economiche.

Abbiamo vissuto un’estate in cui si sono fatti appelli e investito ingenti risorse (a differenza di altri settori prioritari come la Sanità e il Welfare) sulla promozione turistica, in cui si è concesso ulteriore spazio pubblico (ora privatizzato) per dehors e tavolini dei locali mentre le condizioni materiali di lavoro sono peggiorate come avevamo immaginato a marzo: sono tantissime le persone che hanno lavorato in nero, o con contratti grigi, part-time di 4 ore giornaliere quando in realtà ne lavoravano 12 di ore a turno e naturalmente senza giorno libero.

A cosa sia servito investire migliaia di euro in promozione turistica, privatizzare lo spazio pubblico attraverso “Rimini open space” e come mai per l’assessore Sadegholvaad sia un tarlo fisso, è davvero inspiegabile, soprattutto se il turismo produce lavoro povero e povertà, privatizzazione e mercificazione dello spazio pubblico, disagio ai cittadini e alle cittadine residenti nei luoghi turistificati e svenduti al profitto. Di questo dovrebbe occuparsi chi amministra questa città e anche chi si candida a governarla.

Per tutte queste ragioni, in queste settimane, abbiamo riorganizzato le aperture de Guardaroba per poter meglio accogliere le persone nel rispetto delle misure di sicurezza e contenimento del virus grazie anche alla partecipazione delle attiviste e attivisti della STAFFETTA SOLIDALE.

Abbiamo pensato di creare tre aree utilizzando anche lo spazio del Piazzale antistante a Casa Madiba:

AREA SALUTE e RACCOLTA:  si trova all’ingresso del Network Casa Madiba e si occupa della distribuzione dei kit covid e kit igiene personale, coperte blu e sacchi a pelo (solo per PSD) ma anche di ricevere  persone che portano vestiario o generi alimentari per la Raccolta Solidale. Il vestiario deve essere INVERNALE e in buone condizioni e soprattutto già lavato.

AREA ACCOGLIENZA/FILTRO: si trova nel piazzale antistante a Casa Madiba ed è l’area dove si compila la scheda informativa che ci serve per l’orientamento e la lettura della condizione personale e dei bisogni. Vengono date le informazioni base e a seconda delle necessità le persone vengono orientate ai vari servizi attivi (front office stranieri, sportelli casa madiba, sportello sociale Comune, staffetta solidale per i pacchi viveri).
Qui viene presa anche la temperatura con il termo scanner e fatta una piccola anamnesi per capire le condizioni di salute e indirizzare le persone che avessero bisogno di un supporto medico (ambulatorio medico Caritas, Extracee per migranti senza documenti, Pronto soccorso o 118 se necessario).
AREA DISTRIBUZIONE VESTIARIO: si trova al piano superiore, nell’attuale spazio riservato al Guardaroba solidale, ed è gestito dalle attiviste del progetto.

PUNTI RACCOLTA: tre punti raccolta, il Lunedì ore 15/17 e il Venerdì ore 9/11 nelle aperture programmate del Guardaroba, e il Mercoledì dalle ore 15 alle 18.30 durante il mercato I custodi del cibo – Mostra/Mercato dei produttori indipendenti.

La beffa vuole però che nonostante sia stata fatta formalmente, più di un anno fa, nell’ambito della azioni del percorso Partecipato per la comunità Madi_Marecchia, la richiesta di utilizzo e concessione del Piazzale antistante a casa Madiba, che non è demaniale ma di proprietà del Comune, ancora non abbiamo ricevuto una risposta.

Per poter garantire lo svolgimento delle aperture del Guardaroba rinnovato attraverso le tre aree è necessario chiudere parzialmente il parcheggio per la sicurezza delle persone e dei bambini che accompagnano le loro mamme, ma anche per favorire il percorso fra le tre aree e la distanza fra le persone.

A ciò si aggiunge anche la richiesta di riutilizzo degli spazi del Varco, due piccoli magazzini, che sarebbero necessari per ampliare le attività del Guardaroba e ricavare degli spazi per lo stoccaggio della Raccolta Solidale (vestiario e alimenti).

A realtà che costruiscono spazi di relazione e mutuo soccorso, che mettono in campo senza finanziamenti alcuni realtà come il Guardaroba Solidale Madiba, l’unico progetto di distribuzione di vestiario ancora aperto in città, si fanno pesare le lungaggini burocratiche e la legalità formale. Mentre per “Rimini open Space” è  bastata un’autocertificazione degli esercenti , per poter disporre tavolini nelle aree pubbliche, autocertificazione con planimetrie e numero di tavoli in molti casi non rispettati fra l’altro. Bastava  farsi un giro nel Borgo San Giuliano , non molto tempo fa, per capire cosa è avvenuto con la pandemia. Anziché ripensare un modello di sviluppo territoriale tutto concentrato sulla monocultura turistica si è spinto ancora di più su di esso e gli effetti sono evidenti a tutti.

La pandemia ci ha portato in uno spazio/tempo inedito, aprendo forse lo spazio alla possibilità di ripensare un nuovo modello di sviluppo, anche per la nostra città.

Per questo più che pensare a come far ripartire il turismo, rimaniamo convinti che non è più rimandabile il momento, per interrogarsi sulle azioni da compiere nella direzione del raggiungimento di una più complessiva giustizia sociale e spaziale, che nella sua dimensione urbana e territoriale comprende anche il turismo, come uno degli elementi a partire dai quali valutare il raggiungimento degli stessi criteri di giustizia e sostenibilità. Nella speranza che, in questa crisi e momento durissimo che stiamo vivendo, si possa riconoscere che non è alla normalità che dobbiamo tornare, perché la normalità era il problema.

Casa Madiba Netowrk

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