Senza un lavoro e un welfare degno non può esserci il diritto all’abitare!

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Pubblichiamo di seguito l’intervento di Moriba alla conferenza stampa che si è tenuta questa mattina dopo il taglio del nastro.
Vi aspettiamo tra poco per Tirate su la testa, Casa Don Gallo is back! La festa collettiva
Che mille Case don Gallo nascano!
Che mille resistenze e alternative avanzino!

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Un saluto a tutti e a tutte, mi chiamo Moriba e sono un ex abitante di casa Don Gallo, uno dei primi occupanti di Casa Madiba, oggi sono un operatore sociale di questo spazio che inauguriamo ufficialmente ma dentro il quale abbiamo vissuto dal 24 dicembre 2015 fino all’11 marzo 2019 ed essere ritornati, il 15 ottobre scorso, dopo la fine deii lavori di ristrutturazione.
Oggi prima di tutto il nostro pensiero va a Bafode, il piccolo Bafode, abitante di casa Don Gallo deceduto all’età di 22 anni insieme ad altri 11 braccianti, nella strage del 6 agosto 2018 a Foggia, strage e vittime che abbiamo ricordato durante la Dalle radici alle stelle.Marcia per i diritti contro lo sfruttamento Rimini di questa estate nell’anniversario della strage attraverso la testimonianza di Alagie uno dei due superstiti.
Mi chiamo Alagie Saho e ho vissuto nei campi di Lesina un anno e cinque mesi.
In camera mia eravamo 3: Alagie Cisse, io e Romanus. In casa con me abitavano anche Bafode, Ebere, Moussa Toure, Alieu e Pap.
Abitavamo tutti insieme, mangiavamo insieme, lavoravamo insieme, dormivamo insieme. Nella casa non c’era elettricità ne acqua corrente. Se volevamo fare la doccia, dovevamo camminare fino alla casa più vicina e chiedere di darci l’acqua del pozzo. Per mangiare facevamo una colletta di soldi, e a turni ogni settimana andavamo a comprare da mangiare. Sempre tutti insieme.
E il tetto, il tetto era un problema. Quando pioveva, la casa si riempiva di acqua.
Ogni mattina ci veniva a prendere un caporale. Di solito alle 4 di mattina, perché i campi da raggiungere sono molto lontani. Ogni giorno caricavano 10 o 15 di noi, non importava quanto grande fosse la macchina.
E’ difficile dire quanto si guadagna, il guadagno va a cassone. Ogni cassone è 3,50 euro. Se raccogli i pomodori grandi il cassone si riempie presto e allora puoi farne anche 10. Se invece i pomodori sono piccoli, non riesci a farne più di 5. La sera si lavora fino alle 18, a volte tornavamo a casa che era già buio.
La mattina dell’incidente sono venuti a prenderci, e in una macchina che poteva tenere 7 persone ne hanno messe 14. Della mia casa su quel camion eravamo 6: io, Bafode, Romanus, Ebere, Alagie Cisse e Moussa Toure. Le altre persone erano delle case vicine, ci conoscevamo tutti.
Quella mattina, sono salito in macchina davanti con l’autista. Stavo stretto stretto, e allora gli ho chiesto se potessi cambiare posto. Mi ha mandato dietro negli ultimi posti e davanti a me c’era Khadim. Mi sono messo le cuffie nelle orecchie e mi sono addormentato ascoltando musica. Non mi ricordo niente dell’incidente, forse sono svenuto. Mi ricordo che quando mi sono svegliato, ero sul ciglio della strada. Ho aperto gli occhi e ho sentito che stavano contando i morti. Ho sentito dire “Sei morti” e così ho capito che erano morte sei persone. Solo in ospedale ho saputo che tutti erano morti, tranne me e Khadim. Ci siamo salvati perché eravamo gli ultimi.
Sono stato 14 giorni in ospedale. Il mio corpo è guarito dopo molti mesi, ma quando dormo la notte ancora mi sveglio con i ricordi di quel giorno.
Erano i miei fratelli. Erano i miei amici. Mangiavamo insieme, dormivamo insieme, la domenica, quando non andavamo al lavoro, stavamo seduti insieme a bere l’ataya. Io non posso dimenticare. Non voglio“.

Casa don Andrea Gallo è nata anche per contrastare queste forme di grave sfruttamento lavorativo e precarietà di vita, ad aiutare le potenziali vittime di queste forme di sfruttamento a prendere coscienza della propria condizione perché queste condizioni sono piuttosto generalizzate e presenti anche in svariati settori del nostro territorio, in particolare quello turistico e i recenti dati dei controlli dell’ispettorato, della ausl, della guardia di finanza nonché le recenti azioni repressive nel contrasto alle forme di infiltrazioni della malavita organizzata, sono li a ricordarcelo. Il problema abitativo e della crescita del numero di homeless che colpisce la nostra come le altre città è strettamente connesso al tema dei working poors, del lavoro povero. Senza un lavoro degno, una salario degno, senza dignità nei luoghi di lavoro non può esserci il diritto alla casa, il diritto alla vita. Oggi è anche la giornata di sciopero generale di svariati settori produttivi, ci uniamo ai lavoratori e alle lavoratrici in sciopero in particolare con quelli del sociale: educatori, operatrici dell’accoglienza che lavorano per 8 euro lordi allora, con una laurea!!

Circa due terzi degli attuali abitanti presenti nella casa hanno lavorato questa estate ma nessuno è in grado di andare in autonomia abitativa, molti difficilmente avranno accesso agli ammortizzatori sociali e alla disoccupazione, alcuni di loro si sono rivolti alle istituzioni preposte per denunciare situazione di sfruttamento lavorativo in questo caso parliamo di 2, 3 euro all’ora.

Casa don Gallo è allora un approdo sicuro non solo perché da un tetto a chi non ce l’ha, ma anche per imparare a vivere in contesti spesso ostili esacerbati da un razzismo e da forme di sfruttamento feroce ma anche per attivare la città degna che intorno a questo progetto si è organizzata: dal vicinato al centro anziani, da casa madiba alla casa dell’intercultura.

Questo perché casa don gallo è molto più di un progetto di accoglienza abitativa innovativo basato sull’autogestione realizzata dagli stessi abitanti che sono così responsabilizzati nella gestione della casa rompendo con modalità gerarchizzanti della relazione di aiuto ma anche perché rappresenta un progetto politico di città da costruire, a misura dei bisogni di tutti e tutte, dove al centro ci sono prima le persone e non gli interessi di una parte. Dove la sicurezza per essere tale deve produrre diritti e condivisione della nostra vita in comune e non paura e clandestinità, ghetti e stigma sociale. A differenza di quanto sta accadendo con le recenti leggi sulla sicurezza, i cui effetti, visibili anche in questo quartiere ci preoccupano molto per i conflitti che potrebbero produrre e per la manovalanza a basso costo che cresce sia per arricchire la malavita organizzata che le filiere del lavoro sfruttato.

Invece che guardare al passato, oggi vogliamo guardare al futuro e siamo convinti che di tutte le opere realizzate, l’apertura di questo spazio rimarrà nella storia di RIMINI.

A tutti e tutte quelli che per svariati motivi, impegni, incarichi, tempo dedicato, si sono attivati per Casa Don Andrea Gallo dobbiamo dei ringraziamenti collettivi per aver riconosciuto, sostenuto, incoraggiato questo progetto e aver ridato a questi luoghi la dignità che meritavano.
Una casa per tutt*
Avanti Rimini!
Che mille case Don Gallo aprano!
che mille resistenze e alternative conquistino spazi e vincano la battaglia.

Una Casa Per Tutt*

Moriba Traore 

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