#SosteniamoCasaGallo aggiornamento sulla Cucina sociale e la vertenza con il Comune di Rimini

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sequestro cucina

Ieri pomeriggio, come di consueto, si è svolta l’assemblea di gestione di Casa Gallo, abbiamo affrontato molti temi, in vista anche dell’appuntamento di questa mattina, ovvero la mediazione attivata dal Comune di Rimini, tramite un’agenzia, in merito allo sfratto di Casa Gallo, mediazione rinviata – dopo l’incontro di questa mattina – al 7 novembre 2017.

I nodi aperti sono ancora tanti e su questi vogliamo lavorare in un percorso pubblico che attivi capacità e soluzioni efficaci per questo importante progetto di sussistenza, coabitazione e autorganizzazione fra gli/le homeless della città, progetto nato all’interno della Campagna #UnaCasaPerTutti (lotta agli sfratti e al Piano Casa, accoglienza degna, recupero dello sfitto): dalla questione della vertenza contro l’azione del Comune relativa allo sfratto e alla richiesta danni (circa 16.000 € imputabili al consumo delle utenze della casa) nonché alla mancata erogazione del contributo economico alle due associazioni che per quattro mesi hanno gestito il progetto per l’emergenza freddo (24 dicembre 2015 – 15 Aprile 2016) come da convenzione stipulata dopo la vittoria dell’istruttoria pubblica; alla questione della CUCINA SOLIDALE nella casetta adiacente a Casa Gallo, vergognosamente sequestrata il 30 marzo 2017 dopo anni di abbandono. Casetta che nel frattempo è stata dissequestrata – dal pm Milicco – alla fine del giugno 2017, insieme alla revoca di tutte le denunce (per occupazione e abuso edilizio) a carico dei solidali e delle solidali che avevano sostenuto fattivamente il progetto della CUCINA SOCIALE per l’autonomia alimentare degli/delle abitanti della Casa.

Ma succede che mentre era in corso la mediazione fra i legali dell’associazione e quelli del Comune, presso Casa Gallo si è presentato un operaio/funzionario del Comune sostenendo che era lì per prendere visione dello spazio da demolire.

A quanto pare il Comune di Rimini per la CUCINA SOLIDALE, una volta rientrato in possesso del piccolissimo immobile dopo il dissequestro, ha già deciso.  Piuttosto che utilizzarlo come cucina per i senza casa della città meglio abbatterlo, piuttosto che riconvertire uno spazio piccolissimo e abbandonato da un decennio in condizioni indegne ad una funzione sociale e comune per gli/le homeless della città che si sono autorganizzati in un progetto di sussistenza e autonomia alimentare (Orto madiba, raccolta e bancarella solidale, forno sociale)  meglio demolirlo.

Ci domandiamo quale logica, quale pensiero si muova dietro questa scelta se non una grande incapacità di dare delle risposte a delle rivendicazioni giuste come per es. che tutti e tutte dovremmo avere un letto, un materasso,  un cuscino, lenzuola e coperte pulite, un armadio, un tavolo, una cucina, una doccia e un bagno, tutte cose normali per molti e molte di noi ma negate a tante altre. Questo non è giusto, non è giusto che ci siano persone costrette a vivere in condizioni indegne e un Comune, un’amministrazione comunale dovrebbe trovare soluzioni a questi problemi non demolendo degli spazi riconvertiti e riutilizzati, come quello della piccola casetta – CUCINA SOCIALE, ma alleggerendo i passaggi burocratici affinché beni comuni, che hanno una nuova funzionalità sociale, siano messi immediatamente nella condizione di essere utilizzanti senza che siano costretti a permanere nell’illegalità. Perché l’illegalità serve per legittimare un’azione di forza, come la demolizione di un edificio o uno sgombero, contro istanze e rivendicazioni sociali che chiedono e propongono soluzioni mentre la politica tace od è assente e manda avanti uffici legali e agenzie di mediazione, o la polizia.

Ma ieri è stata una giornata importante anche perché abbiamo accolto 4 nuove persone, 4 nuovi compagni di strada, tre provenienti dal circuito dell’accoglienza emergenziale e solo uno vittima della crisi economica che l’ha portato con la perdita del lavoro alla perdita della casa.

Da quando abbiamo riaperto i colloqui, riapertura dovuta al fatto che si erano liberati tre posti dopo i trasferimenti di alcuni migranti nello Sprar e di un abitante che a seguito di un contratto di lavoro stagionale è tornato nel territorio di origine, sono già una ventina i nuovi colloqui per un posto letto allo Sportello di Casa Gallo. Colloqui che si vanno a sommare agli altri cento fatti negli scorsi mesi. Questo dimostra che spazi per l’accoglienza degna, progettualità che rispondono ai sempre e crescenti bisogni abitativi e attivano la cittadinanza solidale sono oggi più che mai indispensabili per la nostra città, così come contro la retorica dominante di attacco ai/alle poveri/e e ai/alle migranti che si è fatta legge nel Pacchetto Minniti.

Il razzismo economico, come dice il nostro presidente Ado, va combattuto e contrastato con azioni e progettualità virtuose che mettono al centro le persone, la loro autonomia e la solidarietà attiva. Questa è Casa Gallo, questo è quello che facciamo. Passo dopo passo.

Per queste ragioni invitiamo tutti e tutte alla massima attenzione e sostegno all’esperienza di Casa Gallo affinché si trovi una soluzione fattiva e spazi adeguati per trasferire in continuità tutte le attività collegate al progetto.

Domani si svolgerà una nuova assemblea degli e con gli/le abitanti. Rimanete connessi, seguiranno aggiornamenti.

#UnaCasaPerTutti #SosteniamoCasaGallo #GoGoCasaGallers 

Casa Gallo #perlautonomia – Casa Madiba Network

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