23febbraio2026 – Assemblea operatrici e operatori sociali marginalità adulta e accoglienza verso lo sciopero del 9 marzo

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Creazione di Spazi di Confronto e Organizzazione verso lo Sciopero transfemminista del 9 marzo

Dopo le straordinarie giornate nell’autunno scorso di sciopero contro il genocidio in Palestina e a sostegno della Flotilla, noi Operatrici e Operatori Sociali del settore Marginalità adulta e accoglienza, continuiamo a tenere aperto uno spazio di confronto e organizzazione anche in vista del prossimo sciopero globale contro la violenza di genere e patriarcale del 9 marzo.
Vogliamo cogliere l’occasione di questo sciopero per affrontare le cause e le origini delle varie forme di povertà e delle forme di homelessness che incontriamo, fenomeni che cerchiamo di contrastare quotidianamente con pochissimi strumenti a disposizione e sempre meno finanziamenti ai servizi, consapevoli che il lavoro sociale è prima di tutto lavoro politico.

Riconquistare il Tempo e Costruire Risposte Strutturali insieme

In un contesto lavorativo, quello sociale, sempre più femminilizzato, che spesso porta al burn-out e risulta invisibilizzato e non riconosciuto anche economicamente, vogliamo riprenderci il tempo che ci viene negato dall’emergenzialità in cui operiamo.
Desideriamo trasformarlo in un tempo di cura e di rivendicazione per ottenere maggiori tutele e diritti, sia per noi che per le persone che supportiamo. È fondamentale lavorare insieme a chi vive il problema per costruire risposte strutturali, partendo dalla questione dell’abitare.
Riconoscendo che la guerra ridefinisce le condizioni di vita e lavoro, contribuendo a sfruttamento e oppressione, ci troviamo sempre più spesso in contesti in cui la violenza è normalizzata.

La guerra ai poveri, il razzismo e le discriminazioni di genere istituzionale si abbattono nello spazio pubblico sui corpi non conformi, creando muri, meccanismi espulsivi e stratificazione civica (dalle questure agli sportelli istituzionali, dalle anagrafi alle Prefetture), minando il welfare già eroso da tagli e definanziamenti. Questo comporta ripercussioni dirette sulla qualità delle risposte sociali, sanitarie e culturali, oltre a influire sul lavoro sociale e su quello riproduttivo, di cura familiare.

Questo succede quando sempre più proprietari, alla scadenza naturale dei contratti, scelgono di non rinnovare per destinare gli immobili alle piattaforme di locazione turistica.
È un fenomeno che espelle dai centri urbani studenti, lavoratori stagionali, famiglie monoreddito e giovani coppie, compromettendo il diritto al lavoro, allo studio e la coesione sociale. Sempre più persone appartenenti a queste categorie, finiscono in strada. 


Questo accade quando le politiche sociali di questo territorio, continuano a destinare soldi al mercato di locazione e rendita turistica, per offrire risposte temporanee alle numerose “emergenze abitative” (come avvenuto anche per il Piano Freddo comunale) anziché supportare e sostenere progetti innovativi di recupero delle strutture alberghiere dismesse per trasformarli e riconvertirli in spazi abitativi dove immaginare e ripensare nuove forme di abitare collettivo, sempre più necessarie.

Questo accade quando non viene riconosciuta la possibilità di ottenere la residenza fittizia, nonostante si risieda da anni nel territorio comunale.


Dal 2015 al 2025 sono raddoppiate le persone che si trovano senza casa: nel 2015 erano circa 300, oggi arriviamo a 600.

La provincia di Rimini si colloca inoltre al primo posto per tensione abitativa in Regione, con 236 provvedimenti di sfratto emessi nel 2024, di cui 147 per morosità incolpevole, segnalando come la perdita dell’alloggio sia legata a difficoltà economiche indipendenti dalla volontà degli inquilini. Ancora più allarmante è il numero delle richieste di esecuzione nel riminese, che raggiunge quota 979, evidenziando vi sia una massa enorme di famiglie intrappolate in una condizione di precarietà permanente.

In questo contesto, sentiamo ancora più forte l’esigenza di organizzarci per lottare e tutelare il diritto alla casa con le persone che vivono il problema, trasformando gli ostacoli che incontriamo in sfide per un cambiamento possibile.

Per questo proclamiamo lo stato d’agitazione e lanciamo una nuova assemblea/pausa pranzo insieme per lunedì 23 febbraio dalle ore 12.30 a Casa Madiba* per costruire insieme la giornata di SCIOPERO contro la violenza patriarcale, il 9 marzo, che sia tappa istituente e costituente di un nuovo percorso di rivendicazione e gioia collettiva, perché la casa è tutto. Nessunx deve rimanere solx!

*NON riesci a partecipare fisicamente?
Scrivici su whatsapp al numero 371 4427310 possiamo fare un collegamento da remoto!

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