25luglio2025 – Assemblea pubblica verso l’anniversario del 6 agosto Mai Schiavə!

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Assemblea pubblica verso l’anniversario del 6 agosto Mai Schiavə!

ven. 25 luglio ore 19 CMN

A 9 anni dalla strage dei braccianti di Foggia e della scomparsa del nostro fratello Bafode, continuiamo ad interrogarci su come il sistema produttivo per la forza lavoro straniera si traduca in lavoro povero, bassi salari, lavoro nero e gravemente sfruttato, precarietà abitativa e in alcuni casi riduzione in schiavitù.

C’è bisogno dei lavoratori e delle lavoratrici stranieri in ogni settore e soprattutto in quelli meno riconosciuti (agricoltura, edilizia, lavoro domestico) ma dei loro corpi come mezzi di produzione, non come persone portatrici di diritti e bisogni. Per questo nascono i ghetti a fianco dei grandi latifondi al nord come al sud del paese, per questo sempre più persone vivono in luoghi abbandonati e degradanti, come l’area Forlani o l’ex Questura, pur avendo un lavoro.

Così a 9 anni dalla strage dei braccianti di Foggia sempre più lavoratori e lavoratrici straniere e non bianchi vivono la condizione di marginalità e homelessness, incarnando così quella che è la suddivisione sociale e razziale del lavoro che viene applicata alle persone razzializzate in Europa e in Italia e potremmo dire nel mondo, alla luce di quello che succede dall’altra parte del globo… gli Stati Uniti d’America.

Per questo spesso i lauti finanziamenti ai programmi europei di contrasto del grave sfruttamento lavorativo o del caporalato non raggiungono i loro scopi, perché pensati da bianchi per i bianchi, perché non affrontano alla radice come la razza e il colore esistono e organizzino il mercato del lavoro contemporaneo.

Le leggi sull’immigrazione, il decreto sicurezza sono norme che servono alla riproduzione di questo mercato del lavoro contemporaneo e alla continua ricattabilità della forza lavoro straniera, così come alla produzione di subalternità e privazione di diritti che si produce sulla linea del colore.

Attraverso le testimonianze e il racconto orale, proveremo a legare i fili di una storia condivisa, quella che non ci vuole arresə di fronte ad un presente di confini, di violenza, di razzismo e sfruttamento.

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