Tetto agli studenti stranieri: una misura razzista che distoglie l’attenzione dai veri problemi della scuola

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Pubblichiamo un contributo di ADL COBAS Emilia-Romagna sulle ultime dichiarazioni di Meloni e Valditara sulla scuola e la presenza di alunne e alunni con cittadinanza non italiana nelle classi.

Il ministro Valditara e la presidente Meloni riaprono il dibattito sulla presenza di alunne e alunni con cittadinanza non italiana nelle classi, annunciando l’intenzione di trasformare in legge il tetto del 30%. Denunciamo che questa misura non affronta nessuno dei problemi strutturali della scuola pubblica e rischia di trasformare una questione complessa in propaganda segregazionista sulla pelle di chi dovrebbe poter godere del diritto all’istruzione.

  • Il limite del 30% era già stato introdotto nel 2010 con la circolare ministeriale n. 2 dell’allora ministra Gelmini, durante il governo Berlusconi.

Negli anni, però, la sua applicazione si è dimostrata difficilmente praticabile: gli stessi Uffici Scolastici hanno richiesto numerose deroghe. Ora il governo vorrebbe trasformarla in legge attraverso una misura dal chiaro carattere propagandistico e discriminatorio per il quale la presenza di alunne e alunni con cittadinanza non italiana sarebbe un problema da contenere.

È particolarmente grave la confusione operata dalla presidente Meloni tra “stranieri”, “non italiani” o “non italofoni”. Si ignora che oltre il 65% delle alunne e degli alunni con cittadinanza non italiana è nato in Italia: bambine e bambini che crescono, studiano e vivono nei nostri territori continuano a essere classificati come “stranieri” sulla base della cittadinanza, che in Italia può essere ottenuta tramite procedure ampiamente criticabili

Queste contraddizioni rendono evidente la natura reale del provvedimento, basato su un immaginario identitario nazionalista e suprematista e sulla costruzione dell’idea di una comunità “minacciata”.

  • Esiste però un problema concreto di risorse e competenze per l’inclusione linguistica.

I fondi per attivare laboratori di italiano L2 per l’accoglienza delle alunne e degli alunni neo-arrivati scarseggiano sempre più e nelle scuole è quasi assente la figura dei docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano come seconda lingua, affidando il potenziamento linguistico a docenti di italiano che non necessariamente possiedono competenze specifiche. Se il governo volesse davvero affrontare le difficoltà linguistiche, dovrebbe investire proprio su queste professionalità.

Inoltre, questa impostazione non supera la ghettizzazione urbana già esistente: se i quartieri sono segregati sulla base delle condizioni economiche e sociali, è inevitabile che queste disuguaglianze si riflettano anche nella composizione delle scuole. La risposta non può essere spostare gli studenti sulla base della cittadinanza, ma intervenire sulle disuguaglianze che producono marginalità

  • Infine, il problema della scuola non sono le alunne e gli alunni con cittadinanza non italiana: sono il precariato, la mancanza di risorse, le classi numerose, la carenza di personale e di sostegno, l’insufficienza dei servizi e delle strutture.

Di fronte al progressivo definanziamento della scuola pubblica, è evidente che questo governo non ha intenzione di cambiare la rotta, basti pensare alla scelta di destinare risorse a forme di assistenza sanitaria integrativa privata.

La vera emergenza è una scuola che non dispone delle risorse necessarie per garantire a tutte e tutti il diritto allo studio. Non possiamo accettare che l’istruzione pubblica venga trasformata in terreno di propaganda e discriminazione razziale e dobbiamo rivendicare una scuola pubblica, democratica, inclusiva e accessibile a tutte e tutti.

ADL Cobas Emilia-Romagna

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