All’alba di ieri, le forze dell’ordine hanno eseguito 23 nuove perquisizioni che hanno colpito medici e mediche in tutta Italia ed anche a Rimini, alimentando nuovamente un clima di intimidazione che riteniamo inaccettabile.
Di fronte a questo ennesimo attacco, esprimiamo la nostra totale e convinta solidarietà a tutto il personale sanitario coinvolto.
Le ragioni della nostra vicinanza e della nostra solidarietà, sono le stesse che ci attivano tutti i giorni a fianco delle persone ridotte ai margini da politiche che producono ostacoli e frammentarietà, e che ci hanno portato a Ravenna in presidio, lo scorso febbraio, alle prime perquisizioni ai medici del reparto infettivi di Ravenna, quando parti l’inchiesta.
Difesa dell’autonomia medica: Le valutazioni cliniche e le certificazioni di inidoneità all’ingresso nei CPR rilasciate dai e dalle sanitarie accusatə non sono decisioni arbitrarie. Si fondano esclusivamente su dati clinici e sull’evidenza scientifica della natura intrinsecamente patogena dei CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), come confermato anche dai documenti ufficiali della World Health Organization (WHO).
La salute è un diritto di tuttə: La nostra Costituzione garantisce la tutela della salute come diritto fondamentale di ogni individuo, indipendentemente dallo status giuridico o dalla condizione di marginalità sociale.
No alla medicina asservita alla frontiera: Rifiutiamo fermamente qualsiasi logica di sicurezza pubblica che pretenda di subordinare l’atto medico al controllo delle frontiere. Le esigenze di ordine pubblico non devono mai interferire con il dovere di cura e assistenza.
Difendere l’autonomia di chi cura significa difendere la dignità e la legalità dell’intera società.
Non lasceremo solə i medici e le mediche che svolgono il proprio lavoro con coscienza e nel rispetto della deontologia professionale.
Quando la cura diventa un reato, la democrazia è a rischio. Sta a tuttə noi fare la nostra parte.
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