Residenza e Casa per tutt3

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Come Guardaroba Solidale Madiba in questi primi 2 mesi del 2026 abbiamo già incontrato quasi 200 persone senza dimora o in forte precarietà abitativa, ovvero persone che, a causa di sopravvenute difficoltà economiche e/o di discriminazioni nell’accesso al mercato immobiliare regolare, sono costrette o indotte (non per scelta) a vivere in contesti abitativi informali o con modalità illegittimamente ritenute non idonee ai fini della registrazione anagrafica: si pensi a chi vive con affitti a nero, con contratti non formalizzati o non registrati, in subaffitto, in alloggi non abitabili o non accatastati come abitazioni (soffitte, garage, magazzini), a chi vive ospite di conoscenti e a chi vive in alloggi di fortuna.

Questa parte della cittadinanza che vive e spesso lavora nel settore turistico a Rimini, nella maggior parte dei casi è invisibilizzata per accedere ai LEPS. Nella pratica a queste persone non viene garantito un livello minimo di benessere e qualità della vita. L’impossibilità di accedere a questi servizi è data dal fatto che il Comune di Rimini fa sì che chi abita in condizioni informali, ma legittime, si veda rifiutare l’iscrizione per la residenza.

Per queste persone marginalizzate, l’esclusione dall’accesso ai servizi connessi alla residenza instaura il più delle volte un circolo vizioso: chi viene escluso dall’anagrafe in relazione al proprio status sociale ed economico si trova condannato, di fatto, a rimanere nella stessa posizione e, allo stesso modo, la mancata iscrizione anagrafica comporta un sensibile peggioramento delle condizioni oggettive di vita.

La residenza è un diritto soggettivo riconosciuto a ogni singola persona che abita stabilmente in un comune o vi stabilisce il centro dei suoi affari e interessi, come previsto dalla Costituzione della Repubblica Italiana e dalla legge n. 1228/1954, il cui l’art. 1 sancisce che «nell’anagrafe della popolazione residente sono registrate le posizioni relative alle singole persone, alle famiglie ed alle convivenze, che hanno fissato nel Comune la residenza, nonché le posizioni relative alle persone senza fissa dimora che hanno stabilito nel Comune il proprio domicilio», e il cui art. 2 chiarisce che «la persona che non ha fissa dimora si considera residente nel Comune ove ha il domicilio, e in mancanza di questo, nel Comune di nascita».

Come attiviste del Guardaroba Solidale Madiba vogliamo dare voce a queste situazioni, certe che il Comune di Rimini, che al momento affronta la richiesta di residenza da parte delle persone che vivono in questo limbo con un approccio meritocratico e discriminatorio e non come un diritto soggettivo, e la rete sociale di ETS coinvolti, possa risolvere la situazione. 

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