Supportiamo Refugees in Libya

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Questa mattina abbiamo aderito a questo manifesto.

Dal 2 ottobre, migliaia di donne, uomini e bambini migranti, sono accampate di fronte alla sede dell’UNHCR a Tripoli.
Siamo giunti a 97 giorni di mobilitazione, da quando, il primo ottobre, forze di polizia libiche hanno rastrellato casa per casa i quartieri dove vivevano. A quest’ennesimo e gravissimo episodio di sopraffazione, le persone, stremate dalla violenza e dalle privazioni cui sono sottoposte da anni in Libia, hanno deciso di reagire.
Da allora chiedono di avere una protezione effettiva, di essere evacuati. E si domandano per quanto tempo ancora la loro situazione verrà ignorata, quanti soldi verranno versati ancora dall’Europa ai libici per trattenere le persone che sono in fuga, grazie al Memorandum Italia/Libia e alle politiche migratorie della UE. Per approfondire leggi qui

A differenza di altre proteste, sono riusciti con grande determinazione a farsi vedere e a trovare un’ampia solidarietà, che deve continuare a crescere. Qui il loro sito internet.

Per un 2022 di diritti e libertà di movimento per ogni essere umano.

MANIFESTO REFUGEES IN LIBYA

Siamo rifugiati e viviamo in Libia.

Veniamo dal Sud Sudan, Sierra Leone, Ciad, Uganda, Congo, Ruanda, Burundi, Somalia, Eritrea, Etiopia e Sudan. Stiamo fuggendo da guerre civili, persecuzioni, cambiamenti climatici e povertà tornando nei nostri paesi di origine. Siamo stati tutti spinti da circostanze al di là della sopportazione umana.

Volevamo raggiungere l’Europa cercando una seconda possibilità per le nostre vite e quindi siamo arrivati ​​in Libia. Qui siamo diventati la forza lavoro nascosta dell’economia libica: poniamo mattoni e costruiamo case libiche, ripariamo e laviamo auto libiche, coltiviamo e piantiamo frutta e verdura per i contadini libici e le mense libici, montiamo satelliti su tetti alti per i libici schermi ecc.  

A quanto pare questo non basta alle autorità libiche. La nostra forza lavoro non è sufficiente. Vogliono il pieno controllo dei nostri corpi e della nostra dignità. Quello che abbiamo trovato al nostro arrivo è stato un incubo fatto di torture, stupri, estorsioni, detenzioni arbitrarie… abbiamo subito ogni possibile e inimmaginabile violazione dei diritti umani.

Non solo una volta.

Siamo stati intercettati con la forza in mare dalla cosiddetta guardia costiera libica – finanziata dalle autorità italiane ed europee – e poi riportati nelle carceri e nei disumani campi di concentramento. Alcuni di noi hanno dovuto ripetere questo ciclo di umiliazione due, tre, cinque, fino a dieci volte.

Abbiamo cercato di alzare la voce e diffondere le nostre storie. Le abbiamo insegnate a istituzioni, politici, giornalisti ma, a parte pochissimi interessati, le nostre storie sono rimaste inascoltate. Siamo stati deliberatamente messi a tacere.

Ma non più.

Dal 1 ottobre 2021, il giorno in cui la polizia e le forze militari libiche sono venute nelle nostre case nel quartiere di Gargaresh e hanno compiuto repressioni spietate, gravi e spietate e raid di massa contro di noi. Migliaia di persone sono state arbitrariamente arrestate e detenute in disumani campi di concentramento.
 

Il giorno dopo, siamo venuti come individui e ci siamo riuniti presso la sede dell’UNHCR. Qui abbiamo capito che non avevamo altra scelta che iniziare ad organizzarci. 
Abbiamo alzato la nostra voce e la voce dei rifugiati senza voce che sono stati costantemente messi a tacere. Non possiamo continuare a tacere mentre nessuno difende noi e i nostri diritti.

Ora siamo qui per rivendicare i nostri diritti e cercare protezione nei paesi di sicurezza.

Perciò ora esigiamo con le nostre voci:
 

  1. Evacuazioni verso terre sicure dove i nostri diritti saranno tutelati e rispettati.
  2. Giustizia e uguaglianza tra rifugiati e richiedenti asilo registrati presso l’UNHCR in Libia.
  3. L’abolizione dei finanziamenti alle guardie costiere libiche che hanno costantemente e con la forza intercettato i profughi in fuga dall’inferno libico e li hanno portati in Libia dove tutte le atrocità accadono loro.
  4. La chiusura di tutti i centri di detenzione in Libia, che sono interamente finanziati dalle autorità italiane ed europee.
  5. Le autorità dovrebbero consegnare alla giustizia i colpevoli che hanno sparato e ucciso i nostri fratelli e sorelle sia dentro che fuori dai centri di detenzione.
  6. Le autorità libiche interrompono la detenzione arbitraria di persone di interesse presso l’ufficio dell’UNHCR.
  7. Invitare la Libia a firmare e ratificare la costituzione della Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati.
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