APPELLO: Casa Madiba bene comune!

condividi su:

FIRMA QUI L’APPELLO!

Casa Madiba Network e Casa Don Gallo per la città di Rimini, per il quartiere in cui si trovano, per quanti le hanno attraversate in questi anni e soprattutto per coloro che vi hanno trovato rifugio, accoglienza, emancipazione, sono un vero e proprio bene comune.

L’Amministrazione sta mettendo a repentaglio questo patrimonio incuneando fra le due realtà un Centro servizi a bassa soglia senza alcuna concertazione e senza alcuna partecipazione né dei residenti, né di chi ha faticosamente fatto crescere i due progetti.

Un appello al Sindaco di Rimini è stato lanciato e sottoscritto da un insieme di artisti, intellettuali, operatori sociosanitari, docenti universitari, ricercatori, 21 primi e prime firmatarie e garanti di questo percorso:

Gentilissimo sig. Sindaco,

ci sembra che una delle esperienze sociali e politiche più feconde, innovative e istituenti che la nostra città abbia conosciuto, Casa Madiba Network, a causa di un approccio del tutto errato e di un intervento che rischia di essere di fatto distruttivo, sia messa in pericolo dal progetto e dal cantiere del Centro servizi a bassa soglia previsto su quell’area urbana e voluto dall’Assessorato ai servizi sociali. 

Casa Madiba è un vero e proprio laboratorio politico/sociale cittadino di pratiche solidali, collaborative, artistiche, culturali, sottratte a logiche di mercificazione e commercializzazione, animate da spirito mutualistico, volte a definire, sperimentare e praticare quella società della cura che dà senso all’esserci. Queste pratiche istituiscono spazi di partecipazione attiva che combattono la passivizzazione dei cittadini ed il loro rinchiudersi in casa di fronte alle televisioni, in un contesto urbano siccitoso che vede inaridire i luoghi di aggregazione sociale.

In questo clima, spazi come quello di Casa Madiba Network costituiscono un esempio di democrazia, un’esperienza collettiva di empowerment, ovvero di produzione di soggettività, generando un bene comune per la città.

Accanto a Casa Madiba, e in simbiosi con essa, da alcuni anni, volontari, attivisti e operatori hanno dato vita a Casa Don Gallo che, lungi dall’essere un grigio dormitorio, ha ospitato e ospita persone senza tetto che si sono rese protagoniste della progettazione e della realizzazione di percorsi volti alla protezione, all’autonomia e all’autodeterminazione attraverso la presa di parola, il pensiero critico, attraverso il conflitto contro l’idea che la povertà sia il risultato di colpe personali e singolari e non l’effetto di un sistema che rende i ricchi sempre di meno e sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri e sempre di più.

Non riusciamo a capire perchè l’amministrazione comunale anziché valorizzare questa esperienza, unica nel suo genere, abbia concepito un innesto ostile progettando un centro servizi a bassa soglia che si incuneerà come un grimaldello fra Casa Madiba e Casa Don Gallo stravolgendone sia gli spazi, sia le attività faticosamente realizzate in anni di impegno e dedizione. Questa rete aggregativa di scambi, dialoghi e relazioni è un’autentica ricchezza, per costruirla ci vogliono anni e per distruggerla basta poco. Non si può spostare altrove come si sposta un pacco perchè non è un pacco ma una rete di relazioni, un Network appunto.

Il progetto del centro servizi a bassa soglia è arrivato dall’alto e dall’altro, senza coinvolgere nella progettazione i soggetti che vivono, abitano, e praticano forme di relazioni culturali in quello spazio e che vedranno l’ambiente (a proposito di impatto ambientale) trasformato e deformato già a partire dall’apertura del cantiere, la cui durata sarà all’incirca di un anno, e definitivamente sovvertito dalla realizzazione di un servizio che si propone di concentrare in un unico luogo persone marginalizzate a vario titolo cui offrire servizi secondo una logica assistenzialista, di mantenimento della passività e della marginalità sociale e politica e non un percorso di presa di coscienza e di dignità.

Noi riteniamo che questa esperienza vada invece riconosciuta e potenziata attraverso un dialogo fra interlocutori aventi pari dignità e che si possa stabilire una collaborazione partecipata fra tutti i soggetti coinvolti in questa situazione perchè secondo noi proprio l’esperienza di casa Madiba Network e Casa Don Gallo dimostra che rendere attive e protagoniste le persone va nella direzione della costruzione di una comunità che viene, una comunità che ancora non c’è ma che possiamo costruire se lo vogliamo.

Per questi motivi, Signor Sindaco le chiediamo di essere garante di un incontro operativo che possa trovare una soluzione che salvaguardi e valorizzi l’esperienza di Casa Madiba Network e Casa Gallo.

Alessandro Giovanardi, storico e critico d’arte, Angelica Pesarini, docente universitaria, attivista culturale, Carlotta Magnani, dottoranda EHESS (École des hautes études en sciences sociales-Marsiglia), Daniela Nicolò, compagnia teatrale Motus, Enrico Casagrande, compagnia teatrale Motus, Fabio Bruschi, promotore culturale, Fabio Pazzaglia, operatore sociosanitario, Fausto Battistel, essere umano, Federico Chicchi, docente Università di Bologna, Kiril Cholakov, artista, Leonardo Montecchi, psichiatra, psicoterapeuta, Direttore della scuola di prevenzione José Bleger, Marialuisa Cipriani, architetta, paesaggista, Marie Moïse, ricercatrice Standford University of Florence/University of Innsbruck e attivista, Massimo Pulini, pittore e scrittore, Matteo Fano, dottorando EHESS (École des hautes études en sciences sociales-Marsiglia), Maurilio Pirone, ricercatore Università di Bologna, Mauro Turrini, ricercatore del Centro Nazionale della Ricerca di Spagna, Roberto Paci Dalò, artista e docente universitario, Sabrina Foschini, artista, scrittrice, Sandro Mezzadra, docente Università di Bologna, Serenella Grittani, neuropsichiatra infantile, Vanessa Guidi, Vicepresidente Mediterranea Saving Humans

Occorre rendere più forte questa voce, occorre difendere Casa Madiba Network.

condividi su: