Incontro pubblico: Violenza di genere e razza per decostruire insieme il privilegio bianco

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Dopo i fatti di Rimini continuiamo a costruire spazi di convergenza, analisi e organizzazione.

Questa sera – Giovedì 26 maggio alle ore 20.30 a Casa Madiba Network in via Dario Campana n. 59 f

Violenza di genere e razza. Per decostruire insieme il privilegio bianco.

Incontro pubblico con Marie Moïse e Angelica Pesarini

Nei giorni dell’adunata dal 5 all’8 maggio, il conflitto latente sulla produzione e fruizione dello spazio urbano ha incrociato la questione drammaticamente attuale della violenza maschile e di genere sulle donne, le persone trans e gender non conforming.

Questo intreccio ha prodotto una sorta di reazione e offerto ad una controversia locale una immediata proiezione nazionale, trasformandola in un lacerante caso politico. I dibattiti accesi, la veemenza dei commenti, le pressioni e le intimidazioni subite dalle donne e attiviste del gruppo di Autodifesa Transfemminista e i vari tentativi di minimizzazione dimostrano chiaramente che la violenza di genere è un nervo scoperto della nostra società.

Ampi settori di questo paese mostrano ancora un certo livello di tolleranza nei confronti di atteggiamenti sessisti, molestie e comportamenti violenti evitando di riconoscerli in quanto tali, o considerandoli tuttalpiù meri eccessi di pochi devianti (pensiamo alla retorica del raptus o del mostro quando avviene un femminicidio).

Ciò avviene in particolar modo quando tali pratiche sono agite da maschi bianchi. Gli stessi comportamenti diventano invece maggiormente stigmatizzabili quando a commetterli sono uomini migranti o comunque non bianchi. La lente attraverso cui la violenza viene letta ed interpretata non è quella del sessismo, ma quella della razza. Si tratta di una cornice interpretativa evidentemente fuorviante che, in ultima istanza, difende l’attuale assetto sociale patriarcale e impedisce di metterne a nudo la natura intrinsecamente violenta, normalizzando le violenze perpetuate dai maschi bianchi. Nell’intersezione di genere e razza infatti, l’unica violenza sulle donne che viene creduta come tale è quella compiuta da uomini neri su donne bianche, per cui le uniche relazioni di genere ammesse alla critica sono quelle in cui l’uomo violento non è bianco.

Una particolare concatenazione di eventi ha fatto in modo che questo intreccio tra violenza patriarcale e razzismo si palesasse proprio a Rimini nei giorni immediatamente successivi all’adunata. L’arresto di un giovane di origine somala, in seguito ad un tentativo di stupro in un parco, ha scatenato sui giornali di destra e sui social network una ridda di commenti di ogni genere.

Molti di coloro che si stracciavano le vesti contro le generalizzazioni nei confronti degli Alpini non sono riusciti a trattenersi quando a dover essere stigmatizzati indiscriminatamente sono stati gli stranieri. La linea argomentativa in queste situazioni è sempre più o meno la stessa.

Viene proposta una dicotomia artificiosa e fallace tra due alternative che si escludono a vicenda: se denunci una violenza allora legittimi automaticamente l’altra. Alla fine della fiera la responsabilità morale di questo tentativo di stupro viene scaricata dalla folla social inferocita sui collettivi femministi, rei di essersela presa con gli Alpini invece di occuparsi della “vera” violenza. Attraverso questo fittizio ordine di priorità, la rilevanza di un problema – le molestie di massa nel corso dell’adunata – viene sminuita sulla base dell’esistenza di un altro problema presentato come più grave – il tentato stupro.

Ciò che viene escluso a priori è la possibilità di un contrasto alla violenza di genere in quanto tale.

In sintesi, potremmo sostenere che gli eventi dell’adunata hanno messo la nostra società di fronte ad uno specchio e, siccome l’immagine riflessa non è risultata particolarmente edificante, è partita la corsa da parte di molti uomini (ma anche donne) a smarcarsi, negare l’evidenza, inventarsi fantomatici infiltrati, minimizzare i fatti, colpevolizzare le vittime, spiegare alle donne o alle persone non conformi cos’è la violenza, trovare surreali giustificazioni, spostare l’accento sulla violenza commessa da un migrante. Insomma, una società ancora pervasa da forti dosi di maschilismo e privilegio bianco che, alla prova dei fatti, si è mostrata più incline all’autoassoluzione che alla riflessione critica.

Ma uno spazio politico importante e di convergenza si è aperto e ancora fa discutere, nelle strade, nei consigli comunali, nelle assemblee legislative delle Regioni e in Parlamento.

Oggi, giovedì 26 maggio, abbiamo l’opportunità di uno scambio con Marie e Angelica che ci aiuteranno ad approfondire questi aspetti.

* Marie Moïse: Marie Moïse, attivista, è Phd in filosofia politica, docente alla Stanford University of Florence. Si occupa razzismo e violenza di genere da una prospettiva femminista decoloniale. È co-autrice di Future. Il domani narrato dalle voci di oggi (Effequ 2019) e co-traduttrice di Donne, razza e classe di Angela Davis (Alegre, 2018).

*Angelica Pesarini – Docente di Sociologia. La ricerca di Pesarini si concentra sulla performatività della razza nell’Italia coloniale e post-coloniale e sulla razzializzazione del discorso politico italiano contemporaneo. Ha conseguito un dottorato in Sociologia e Studi di Genere in Inghilterra e ha lavorato come docente di Genere, Razza e Sessualità alla Lancaster University prima di tornare in Italia nel 2017. Ha pubblicato diversi saggi accademici e ha partecipato a diverse pubblicazioni collettive.

Autodifesa Transfemminista Non Una Di Meno Rimini / PRIDE OFF / Casa Madiba

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