Oggi anche da #Rimini abbiamo partecipato al flash mob di solidarietà con i sei medici di Ravenna indagati.
All’alba del 12 febbraio infatti, presso le abitazioni private dei sanitari coinvolti e nel reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale di Ravenna, si sono svolte delle perquisizioni con un gran dispiegamento di forze molto impattanti, perquisizioni che hanno interrotto la normale attività di cura, con lo scopo di umiliare e intimidire il personale sanitario e creando un punto di “rottura inaccettabile tra l’esercizio della medicina e le logiche di sicurezza pubblica”.
Per questo era doveroso esserci oggi a Ravenna, come attivistə, come operatriciə sociali di prossimità e come persone senza casa che subiscono quotidianamente la violenza sistemica che riproduce il circolo vizioso della marginalità, ma soprattutto come cittadinə a sostegno di chi svolge il proprio lavoro e viene ingiustamente attaccato e messo alla gogna.
Denunciamo con forza l’attacco all’autonomia medica che palesano queste perquisizioni, sottolineando come le valutazioni cliniche non devono MAI essere influenzate da esigenze di ordine pubblico.
Le inidoneità certificate dai medici non sono “arbitrarie”, ma si fondano su dati clinici nonché sull’evidenza scientifica della natura intrinsecamente patogena dei CPR. “Come attestato dal Policy Brief della World Health Organization (WHO) di gennaio 2026, la detenzione amministrativa delle persone migranti è un driver diretto di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi”.
La salute è un diritto costituzionale fondamentale e deve essere tutelata indipendentemente dallo status giuridico della persona così come va tutelata l’autonomia medica che è cruciale per un sistema sanitario equo.
Per questo oggi in centinaia abbiamo manifestato la nostra solidarietà ai medici indagati. Con i nostri corpi abbiamo ricordato da che parte sta la legalità, non certo dalla parte di “un sistema che vorrebbe la medicina asservita alla frontiera”.
Quando la cura diventa un reato, la democrazia è a rischio, e allora sta a tuttə noi fare la nostra parte perché non accada mai più quello che è accaduto a Ravenna il 12 febbraio.
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