Manifestazione Salviamo il Fratino- Cammino di protesta promossa da Lipu Rimini e da una rete di associazioni e realtà cittadine
Portiamo un contributo come nodo locale di NUDM Rimini e Casa Madiba Network, spazio cittadino che dal 2016 attraverso l’esperienza de I & le custodi del cibo – Mostra/Mercato dei produttori indipendenti si è posto il tema della difesa della biodiversità in tutte le sue forme, intrecciando temi e ambiti che interessano dall’accesso alla città al tema delle risorse, da quello della salute a quello del lavoro nella sua complessità. Più volte come ecosistema ci siamo trovate a riflettere sugli effetti della turistificazione nella nostra città.
Ogni anno ad inizio stagione l’amministrazione invoca e utilizza la polizia per risolvere i problemi che il modello di sviluppo urbano che hanno scelto per questa città genera, riducendo così, ad esempio, il fenomeno del sex work e l’homelessness adulta, entrambi correlati alla turistificazione, a problemi di ordine pubblico, nei confronti dei quali la priorità diventa ripulire lo spazio pubblico per l’arrivo dei turisti, spingendo all’invisibilità e ad un rischio di violenza e vulnerabilità ancora maggiore queste persone.
Allo stesso tempo le spiagge sono ancora in mano a un pugno di privati le cui concessioni ormai scadute non possono essere toccate, mentre la spiaggia libera è palesemente insufficiente rispetto ai metri di costa del litorale riminese, spesso privatizzata e occupata dai mega eventi estivi, senza alcun rispetto per la biodiversità che abita “ancora” il nostro litorale, sottraendo lo spazio pubblico e mettendolo a profitto per pochi.
Portiamo questi esempi, e ne potremmo fare tanti altri, perché crediamo che la gestione di questo tratto di spiaggia libera su cui oggi stiamo camminando e la mancata tutela di una specie protetta come quella del Fratino, da parte del Comune e della Regione, siano l’emblema di un modello di gestione della città sempre più privatistica e commerciale, di mera vendita a scapito del pubblico, del bene comune.
Un modello di gestione della città che ci parla di corpi e specie sacrificabili – che siano quelli dei lavoratori e delle lavoratrici stagionali che terminata la stagione tornano a dormire negli affittacamere perché una casa in affitto non possono permettersela; quelli razzializzati, impiegati nei settori lavorativi più duri e sottopagati perché altamente ricattabili; quelli delle persone non binarie nominate e accolte solamente in occasione del Rimini Summer Pride in quanto iniziativa del cartellone dei grandi eventi estivi; quelli delle specie animali non umane, che la visione capitalista, patriarcale ed antropocentrica considera subordinate e a cui anteporre benaltri interessi.
Come riusciamo ad anteporre allora alla città vetrina, quella dei grandi eventi estivi, del marketing urbano, della città messa totalmente a disposizione del turismo, un’industria pesante che produce conseguenze importanti sul piano ambientale, sociale, di accessibilità ai servizi, agli spazi pubblici, all’abitare, ecc una città a misura di tuttx, umani, non umani, comprese le specie vegetali?
Quali alternative possiamo immaginare per uno sviluppo urbano più giusto e inclusivo di tutti gli interessi?
Questa la sfida che abbiamo davanti, complessa sì, per vincere la quale abbiamo assoluta necessità di tenere insieme e collegati tra loro tutti questi aspetti ed elementi, mettendo in campo strategie ed azioni comuni che sappiano incidere sulle scelte politiche che riguardano la città e il suo sviluppo, perché nessunx sia più sacrificabile, perché ad affermarsi sia una città della cura, per tuttx!






